Psicoterapia ad approccio psicosomatico integrato body-mind oriented
La psicoterapia ad approccio psicosomatico considera l’essere umano come una totalità integrata di mente e corpo e interviene per ristabilire l’equilibrio psicofisico laddove questi risulti compromesso come nel caso dei disturbi psicosomatici.
La psicosomatica
La psicosomatica è quella disciplina che studia le reciproche interferenze tra la vita psichica e la fisiopatologia umana. In altri termini potremmo dire che “La medicina psicosomatica è la disciplina scientifica che ha come scopo l’indagine delle cause e degli effetti fra mente e corpo in ambito clinico” (P. Porcelli, 2014).
E’ lo studio dei rapporti tra psiche e soma (corpo), reso possibile dal presupposto che i fatti psichici influenzano la fisiopatologia umana e viceversa che questa produca una risonanza emotiva sulla psiche (fatti somatopsichici) (P. Pancheri, Trattato di medicina psicosomatica, 1984).
Cosa si intende per disturbo psicosomatico
Per prima cosa occorre chiarire che il disturbo psicosomatico è un disturbo che esiste veramente, non è una condizione fittizia (quindi non la cosidetta “malattia immaginaria”). Il disturbo psicosomatico identifica invece un quadro clinico con anatomia e fisiopatologia conosciute alla cui patogenesi concorrono determinanti di tipo emozionale.
A differenza di un tempo dove si pensava che le malattie psicosomatiche fossero solo 7 (quelle studiate dalla prima psicosomatica ovvero :l’ulcera peptica, l’asma bronchiale, l’ipertensione, la dermatite, il mal di testa tensivo, la sindrome del colon irritabile e la stanchezza cronica), ad oggi -grazie agli studi della PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia), della biologia sistemica, dell’epigenetica e della fisica quantistica e della cibernetica- possiamo dire che in ogni malattia vi è una componente psicologica ed emozionale. La comunicazione mente e corpo esiste sempre (non solo in alcuni casi e in altri no) ed è di natura bidirezionale. La mente influenza il corpo e i processi somatici retroagiscono sul funzionamento della mente attraverso un processo sistemico dove ogni cellula – per dirla con le parole della neurofisiologa C. Pert- è informata e “sente” tutto ciò che succede nel corpo e nella mente.
All’interno di questo approccio integrato la malattia è concepita come un evento multifattoriale legato alla: vulnerabilità d’organo, alla struttura genetica, all’imprinting nei primi anni di vita e gli schemi emozionali appresi, all’ambiente fisico e ai fattori psicosociali.
Cosa esprime il sintomo
Nell’approccio psicosomatico potremmo dire che il corpo si fa depositario dei “mondi” psichici della persona e di tutte le emozioni e le memorie non elaborate. Il sintomo costituisce l’espressione dell’individualità della persona, delle difficoltà esistenziali che sta vivendo nei suoi contesti, della difficoltà di adattamento alle sfide della vita in quel momento (funzione adattiva del sintomo: la migliore soluzione che il sistema ha trovato in quel momento), un tentativo di comunicazione all’interno delle relazioni, a volte invece un tentativo di fuga. Il sintomo può essere anche l’espressione di un conflitto inconscio del soggetto tra due tendenze (ad esempio ragione vs istinto, indipendenza vs dipendenza, agire vs non agire, trattenere vs lasciare andare, passività vs attività e così via).
In ottica junghiana, si può dire che il sintomo è un simbolo dei contenuti della psiche; psiche e soma esprimono l’una in forma di disagio e l’altro in forma di disturbo somatico una sofferenza del sè psicosomatico.
Ultimo ma non ultimo, il sintomo può rappresentare la mancata realizzazione della persona nelle sue sfere vitali e il tentativo di rinascere in una vita più in linea con il proprio Sè.
Nel caso di un bambino o dell’adolescente il sintomo costituisce sempre un tentativo di comunicazione alla famiglia, l’espressione di un bisogno di individuazione dal sistema familiare che spesso resiste al cambiamento. In altri casi il disturbo psicosomatico si fa depositario di stati mentali del genitore e di memorie transgenerazionali non elaborate.
Gli obiettivi di una psicoterapia body-mind oriented
- favorire l’integrazione mente e corpo;
- elaborare eventuali memorie traumatiche depositate nel corpo;
- fornire tecniche di regolazione emotiva per evitare che l’emozione non elaborata si scarichi nel corpo;
- riequilibrare la normale attivazione del sistema simpatico e parasimpatico, riducendo il livello di arousal del paziente;
- individuare la funzione adattiva del sintomo nello specifico momento esistenziale in cui esso si presenta;
- avviare un processo di simbolizzazione della malattia quale espressione dello psicosoma al fine di trasformare il conflitto inconscio che sottostà al sintomo;
- aiutare il paziente a trovare un nuovo modo di essere e di stare al mondo, costruire nuovi significati, costruire una nuova storia a partire dalla portata evolutiva della malattia;
- favorire il processo di individuazione e autorealizzazione personale.
Il mio metodo
«La psiche e il corpo sono due aspetti di una stessa realtà»
L’obiettivo della psicoterapia così come io la concepisco -oltre a quelli elencati sopra- è innanzitutto quello di ricondurre la persona all’autorealizzazione che spesso è bloccata, riportare la persona verso la sua unicità, il Sè autentico, dal momento che quando si sviluppa un disturbo è perchè la persona si è allontanata da Sè, c’è una parte che non riesce ad esprimersi a scapito di altre che sono diventate ipertrofiche. Occorre pertanto effettuare un’integrazione tra le parti della personalità per riallinearle al Sè, che è l’unico nostro centro, motore della salute e dell’equilibrio psicofisico.
Per far questo seguo alcuni passaggi:
- aiutare la persona ad accogliere il sintomo che -se si è presentato- è perchè ha una funzione;
- individuare il peso specifico dei fattori di insorgenza della malattia in un’ottica multifattoriale;
- comprendere la funzione che il sintomo ricopre in quel momento particolare della storia di vita della persona e il suo senso simbolico;
- aiutare la persona a regolare le emozioni e “sganciarle” dal corpo divenendo consapevole dei vissuti incapsulati nel corpo, con il fine ultimo di ridurre la somatizzazione e costruire un nuovo equilibrio più adattivo;
- attivare nella persona risorse somatiche e strategie di coping funzionali per il ripristino dell’equilibrio psicofisico;
- nel caso di un bambino o di un adolescente, collaborare con la famiglia in un percorso di ascolto del disagio che il minore esprime attraverso il sintomo e accompagnarlo nelle sfide della crescita.
La psicoterapia che propongo è frutto di una sintesi personale che utilizza tecniche appartenenti a diversi approcci e modelli:
- la psicologia somatica
- la psicologia del profondo junghiana
- la psicoterapia sensomotoria,
- la terapia dei sistemi familiari interni,
- la psicogenealogia e la psicoanalisi transgenerazionale
- le neuroscienze affettive
- la teoria polivagale
- la Somatic Experiencing
- il Neuroaffective relational model
- il pensiero e le tecniche meditative della tradizione orientale
- le tecniche delle terapie cognitivo-comportamentali di terza generazione.
Utilizzo le seguenti tecniche e strumenti
Tecniche di rilassamento:
le tecniche di rilassamento riequilibrano l’attivazione del sistema simpatico (quello in azione sotto stress) e attivano il sistema parasimpatico e ventrovagale (sistema della calma e della sicurezza) aiutando la persona a ridurre il carico e la sopraffazione psicofisica ritrovando il suo equilibrio interiore. Tra di esse nello specifico si annoverano il Training Autogeno (Schultz), il Rilassamento progressivo (Jacobson), il metodo Benson, la contrazione e distensione agita e immaginata (Parietti).
Mindfulness psicosomatica:
una pratica che integra la consapevolezza del momento presente tipica della mindfulness classica con l’ascolto profondo del corpo; si basa sul principio che pensieri, emozioni e corporeità interagiscono e che le emozioni si manifestano fisicamente e attraverso il movimento. Attraverso diverse tecniche quali body scan, respirazione consapevole, radicamento (grounding) ecc. consente alla persona di entrare in contatto con il proprio sentire, favorisce la regolazione emotiva, riduce stress e ansia.
Tecniche di imagery:
queste tecniche abbinano al rilassamento muscolare la potenza delle immagini. Le immagini sono il linguaggio dell’inconscio, sono simboliche, pertanto consentono di penetrare nel significato profondo del sintomo e favoriscono il processo di trasformazione.
EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing):
consiste in un approccio e una tecnica per il trattamento delle memorie traumatiche anche somatiche.
Tecniche di regolazione autonomica:
di fronte a situazioni di vita che l’individuo percepisce come intensi, la persona esce dalla sua “finestra di tolleranza” (Siegel) e manifesta uno stato di iperattivazione o ipoattivazione perdendo la sua capacità di regolare il suo sistema nervoso autonomo. Attraverso queste tecniche si aiuta il sistema nervoso autonomo della persona a rientrare nella sua finestra di tolleranza e ritornare ad uno stato di calma adattiva.
Attivazione delle risorse somatiche:
Le risorse somatiche sono le abilità innate del corpo che aiutano a regolare le emozioni, procurare un senso di stabilità e sicurezza, e aumentare il benessere psicologico attraverso sensazioni fisiche. Queste risorse includono il respiro, il movimento, il radicamento, la centratura, l’allineamento, l’orientamento e il contatto fisico.
Tecniche appartenenti alle terapie cognitivo-comportamentali classiche e di terza generazione:
la ristrutturazione cognitiva, il diario ABC (che consente di riconoscere di fronte ad un evento la relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti), approcci come l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), la Self-compassion che si prestano al lavoro psicosomatico in quanto riconoscono il valore dell’impermanenza dei pensieri e degli stati mentali e dell’accettazione delle emozioni difficili e del momento presente.
Tecniche espressivo-simboliche:
fiabaterapia, arteterapia, terapia della sabbia che consentono di rappresentare il disturbo psicosomatico attraverso un canale simbolico al fine di dare forma al disagio e trasformarlo attraverso il processo di simbolizzazione.
Scrittura terapeutica:
attraverso la narrazione la persona mette in parole il proprio disagio e acquisisce consapevolezza delle emozioni e dei vissuti del mondo interno disidentificandosi al contempo da essi e consentendone la trasformazione.
Terapia dei Sistemi Familiari Interni (Schwartz):
questo modello terapeutico si fonda sul presupposto che il nostro mondo interno è costituito da parti (ognuna con i propri pensieri, emozioni, bisogni e risposte somatiche) che devono collaborare con l’energia del Sè. Quando questo processo è ostacolato da qualche avvenimento più o meno traumatico, si presenta un disturbo. Il trattamento prevede la riorganizzazione delle parti e l’allineamento delle stesse all’energia autocurativa del Sè.
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